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Anno 2010


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Viaggio in un Paese di mostri
16 marzo 2010

Il viaggio in un Paese di mostri è il tema del mio nuovo spettacolo ora in preparazione. Mostri che vediamo tutti i giorni per strada, in televisione, sul web, spesso senza avere la percezione che si tratti di mostri. E tutto questo è spaventoso, anzi, mostruoso... Vi viene in mente qualche mostro del quotidiano? O qualche modo per evitare di diventarlo? Il problema probabilmente è che tutti noi siamo irrevocabilmente attratti dal peggio, inevitabilmente destinati a diventare mostri, trovando però sempre nel nostro vicino un mostro che ci appare peggiore di noi. E' una bella consolazione.

http://www.procopestudio.it/LeonardoManera_spettacoli.htm


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La fatica di non essere solo e l’uso della democrazia.
01 febbraio 2010

Non essere solo costa fatica. Bisogna darsi da fare. Invitare a cena persone. Cucinare. Essere di buon umore e disponibili agli altri. Coltivare i rapporti. Con l’età poi si diventa più selettivi, si trovano sempre più difetti negli altri e si giustifica sempre di  più se stessi. Poi le pubblicità sono piene di prodotti piacevoli da consumare da soli, al massimo in coppia. Al massimo in famiglia. E intanto la società si spezza. Le comunità si spezzano e il controllo sociale in qualche modo aumenta. Un mondo meraviglioso dove in cambio di un benessere solitario o tutt’al più famigliare deleghiamo la gestione di tutto il resto ai partiti, a chi governa per noi, a chi decide per noi. Senza nemmeno poter esprimere preferenze elettorali, con le liste bloccate e decise dall’alto. In mano a un’aristocrazia politica e partitica che non cambia mai perché, tutto sommato, forse stiamo bene così. Si litiga solo sul calcio, forse ultimo baluardo della democrazia o, meglio, della partecipazione concessa dal potere. Siamo una democrazia così avanzata che, ormai, ci siamo dimenticati di esercitarla. Beh, ora basta. Vado a farmi un idromassaggio. Da solo, nella mia vasca.


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Doppio Pacco
12 gennaio 2010

Stasera vorrei rispondere a chi, spesso, mi chiede “com’è fare il comico?”.  Non è una cosa automatica. Non è che si arriva sul palco e tutto funziona. No. A volte si sta ore, giorni a cercare una battuta. Che magari, anche se la cerchi per ore, non arriva lo stesso. Cercare una battuta è come cercare la fidanzata. Non sai mai se la trovi oppure no. Allora se non la trovi paghi gli autori. Come se non trovi la fidanzata paghi…vabbè, non c’è bisogno di spiegarlo. Ma il lato bello del comico non è solo la risata, il lato bello del comico è che non sfrutti gli altri per portare a casa il risultato. Quando vedo programmi come “Affari tuoi” penso che stanno sfruttando chi va lì. E’ vero che è una libera scelta, che nessuno è obbligato a partecipare, ma tutto è costruito per creare commozione, e spesso sulla pelle delle persone più deboli, persone che spesso hanno problemi economici o famigliari. Così, raccontando la vita di quelle persone, tra un pacco e l’altro, parte la fin troppo didascalica musica di “C’era una volta in America” e il protagonista legge la lettera in cui la lacrima arriva sempre. Anche sincera, anzi, sempre sincera, ma intanto gli autori del programma godono che l’audience va su, che sale lo share. Chissenefrega alla fine della trasmissione dei problemi dei concorrenti, intanto anche stasera abbiamo fatto otto milioni sulla pelle di chi – legittimamente – ha provato a vincere e a migliorare la propria vita. Così la pubblicità si vende più facilmente, così la trasmissione si fa un’altra volta, per un’altra edizione. Bravi. Bravi, ma sempre sulla pelle dei più deboli. Per questo fare il comico è diverso, il varietà in generale è diverso. Il comico può essere ruffiano, demagogico, populista, ma ha un senso del pudore diverso. Quando recita in teatro, o in televisione, non porta sul palco il dolore altrui, al massimo, nascosto dietro a qualche battuta, solo il proprio, o almeno quello che deriva dalla propria esperienza. Non espone altre persone per ottenere lo share, e l’unico metro di giudizio è il divertimento altrui, magari anche attraverso qualche parolaccia. Parolaccia che però è sempre meno volgare e crudele di quando si illude qualcuno che guadagna mille euro al mese di guadagnarne cinquecentomila in un colpo solo, eventualità che peraltro si verifica molto, molto raramente. Eppure di televisione del dolore, della commozione sono pieni i palinsesti. Poi, quando si spengono le luci, tutto torna come prima, e per quello che è riuscito a vincere cinquecentomila euro ce ne sono altri cinquecentomila che tornano a casa con una delusione in più. Tutto normale, sono le leggi dello spettacolo, di quello spettacolo, e noi siamo in Italia. Ma intanto, finché posso, preferisco fare il comico. Meglio regalare una risata che un pacco, spesso pieno di speranze infrante, e solo per qualche punto di share in più.


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